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Perversioni sessuali: cosa sono. Tra piacere e trasgressione, quando chiedere aiuto.

Scritto da Dott. Francesca Maria Ferraro il
Perversioni sessuali: cosa sono. Tra piacere e trasgressione, quando chiedere aiuto.

Trattare il tema delle “perversioni sessuali” ci pone inevitabilmente di fronte ad una sfera molto delicata ed intima della vita del singolo individuo,  che si colloca in una zona d’ombra tra il piacere, il socialmente accettato e i comportamenti devianti. E’ perciò bene fare chiarezza sul fatto che ciò che viene definita “norma sessuale” è un concetto profondamente influenzato da fattori sociali e culturali, perciò specularmente il termine “perversione” (dal latino perversum, ovvero stravolto) indica un atteggiamento psico-sessuale espresso in forma atipica rispetto alla norma, collegandosi così a una sovversione o incapacità di adeguarsi ad essa.

Nel  DSM-IV, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, le perversioni sessuali vengono indicate con il termine parafile, costituite da fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente che sfociano in pratiche inusuali.

Ai fini di questo lavoro è  fondamentale a questo punto distinguere tra trasgressione e perversione, così chè sia possibile discernere comportamenti sessuali eccentrici rispetto a una norma culturale, sociale e morale e pur tuttavia collegati fondamentalmente alle libere scelte dell’individuo, e comportamenti sessuali perversi, in cui queste modalità d’azione e soddisfacimento vengono a costituire un problema all’interno dell’esistenza del singolo.

La trasgressione sessuale, si è detto, si manifesta in comportamenti che non rispettano una serie di parametri imposti dal sistema culturale e sociale,e di conseguenza anche morale, nei quali l’individuo è immerso, e pur tuttavia va a costruire tra coloro che ne sono liberamente coinvolti una dimensione  di condivisione basata sulla reciproca responsabilità e piacere, e ciò che viene fatto per infrangere le regole o sfidare un sistema di norme è vissuto in maniera del tutto consapevole, in una dimensione quasi ludica che crea appunto condivisione e avvicina coloro che ne prendono parte. E’ evidente perciò come  la trasgressione e' un comportamento sessuale poco convenzionale messo in atto consapevolmente, nel rispetto reciproco dei partners,  sotto la spinta della curiosita' e del piacere funzionale all’instaurarsi di una intesa intima e soddisfacente, in un contesto in cui la relazione sessuale matura può esprimere in maniera armonica ed integrata i vari aspetti dell’immaginario erotico.

Al contrario ciò che caratterizza le perversioni sessuali è una forma di esclusività del comportamento, per il quale la condotta sessuale assume i caratteri di una compulsione , interferendo e compromettendo in maniera significativa l’area sociale, lavorativa e/o altre importanti aree del funzionamento dell’individuo. Ecco quindi che assume rilevanza il carattere  di fissità, di ripetizione coatta di una serie di gesti e rituali; va qui specificato che fantasie perverse si riscontrano regolarmente in tutto il comportamento sessuale adulto, ma si parla di perversioni quando il comportamento sessuale viene  ad assumere una valenza ed una modalità di tipo ossessivo-compulsivo nella quale la persona sente necessariamente l’esigenza di metterlo in pratica, con grandi difficoltà dal trattenersi a realizzare i propri impulsi.

Statisticamente viene riportato come il comportamento sessuale compulsivo interessi circa il 5 % della popolazione nazionale, ovvero all’incirca 3 milioni di italiani, con una percentuale maggiore di uomini; tuttavia poiché è stata confermata un’alta commorbilità psichiatrica con tali disturbi, ed essendo un fenomeno di tipo multi-dimensionale,  la stima non può rivelarsi affidabile del tutto, aprendo alla possibilità di numeri maggiori.

Premettendo che la prassi clinica evidenzia quadri patologici non sempre ben definiti, che alcune forme di perversione  sconfinano in altre e che il soggetto spesso mette in atto contemporaneamente diversi tipi di comportamento o lo sostituisce a seconda della situazione, è importante innanzitutto fare una prima grande distinzione all’interno delle parafilie in due macro categorie: 1) perversioni dell’atto, in cui la perversione si esplica nella forma del comportamento, ovvero sono considerate tali tutte le deviazioni sessuali che sostituiscono, in modo esclusivo e ripetitivo, il coito con una pratica di altro tipo (esà erotismo visivo, erotismo olfattivo) ; 2) perversioni dell’oggetto, riguardanti le pratiche sessuali in cui si verifica una sostituzione dell’oggetto finale con un  partner non adeguato al soggetto che mette in atto il comportamento (esà animali). Tenendo presente questa distinzione di aree relative al soddisfacimento del piacere, che rimane sempre il punto centrale della messa in pratica del comportamento, le parafile più comuni e clinicamente significative sono: feticismo (eccitazione sessuale ottenuta attraverso l'uso di oggetti inanimati), travestismo ( travestirsi con abiti del sesso opposto per provare eccitazione), esibizionismo (esposizione dei propri genitali o comportamenti sessuali di fronte ad estranei non consenzienti), voyerismo (guardare le attività sessuali o gli organi sessuali di altre persone quasi sempre inconsapevoli di essere osservate), frotteurismo ( toccare o strofinarsi contro una persona non consenziente, solitamente in luoghi affollati), pedofilia (impulsi ed attività sessuali nei confronti dei bambini), masochismo sessuale (trarre godimento sessuale dall'essere sottoposto a sofferenze fisiche e psicologiche e umiliazioni da parte di altri) e sadismo sessuale (eccitazione sessuale derivante da atti reali e non simulati che implicano il somministrare ad altri non consenzienti sofferenze ed umiliazioni psicologiche e fisiche).

Nonostantante le parafilie assumano forme così differenti e vadano a stimolare fantasie estremamente diverse, ciò che sembra giocare un ruolo cruciale è un fattore di ansia che, contrariamente alle apparenze, non è necessariamente causato dal solo desiderio sessuale, per cui l’atto erotico in sé sembra funzionare come riduttore dell’ansia stessa, in una dinamica per cui le fantasie ossessive e i comportamenti compulsivi riducono sì il disagio, ma creano contemporaneamente un ciclo che si autoperpetua, in cui il sollievo che si sperimenta è temporaneo ed è nuovamente seguito da disagio, sottoponendo l’individuo a un forte stress, in particolar modo quando il comportamento è percepito come fuori dal proprio controllo. L’angoscia interna  perciò viene vissuta come placabile solo attraverso la messa in atto di un’azione compulsiva, che finisce per generare forti sensi di colpa, vergogna e scarsa autostima..

 Chi soffre di queste forme di compulsione sessuale spesso cerca in ogni modo di opporsi ad esse ed esercitare controllo su pensieri e pulsioni, eppure la maggior parte delle volte tale ricerca finisce con la perdita del controllo stesso e con un aumento dei comportamenti devianti, in un circolo vizioso in cui più ci si vieta il comportamento o la situazione più non se ne può fare a meno. Va a questo punto precisato  che, al di là di delle tipologie sopra elencate, qualsiasi forma di sessualità, anche quella apparentemente convenzionale, che assume la forma di un’ideazione ossessiva e fissa, senza la possibilità di controllo sulla messa in atto dell’impulso che ne è alla base, va considerata come perversione.

 La forte aggressività e l’angoscia che sono alla base dei comportamenti sessuali parafiliaci comportano la distorsione del rapporto con l’altro, che perde la sua essenziale umanità divenendo oggetto in una prospettiva non più posta sul piano Io-Tu a vantaggio invece di una posizione Io-Esso; questa deumanizzazione del partner lo rende in qualche modo comprensibile, permettendo di gestire l’incertezza dell’affettività.

Alla luce di ciò appare evidente che quando il comportamento sessuale assume tali caratteristiche di fissità ed ossessività da compromettere il libero agire dell’individuo e il suo funzionamento nel mondo, o coinvolga all’interno della realizzazione di tali pratiche soggetti non consenzienti o inadeguati ad essere partner sessuali maturi e consapevoli (come nel caso della pedofilia) è opportuno rivolgersi ad uno specialista che, in un setting di lavoro terapeutico, che di per sé prevede la sospensione del giudizio, offra la possibilità all’individuo di essere supportato psicologicamente nel fronteggiare i vissuti di angoscia e vergogna. Per far ciò sarà necessario lavorare anche nel senso dell’allentamento del controllo collegato alla performance ripetuta e all’oggettivazione dell’altro, fornendo al soggetto le competenze e il contenimento tale affinché il suo sé non si disgreghi a contatto con l’incertezza del mondo esterno e con la paura dell’abbandono e i conseguenti sentimenti di rabbia. Non bisogna infatti dimenticare che la perversione può essere considerata come una forma di adattamento che, seppur disfunzionale, ha una sua valenza omeostatica, e alla luce di ciò va ricostruito insieme al paziente un nuovo equilibrio al fine del quale  sarà necessario sviluppare e ampliare  le competenze empatiche, di modo chè si passi ad una dimensione esistenziale in cui l’altro venga percepito non più esclusivamente come mezzo, ma come  portatore di una individualità definita, ricostruendo l’alterità con cui il soggetto portatore del disagio va a relazionarsi nella sua interezza di emozioni, sensi, affetti, passioni, e non più soltanto come oggetto parziale.

 

 

 

 

Dott.ssa Francesca Maria Ferraro

psicologa clinica

Simonelli C., Petruccelli F., Vizzari V. (a cura di), Le perversioni sessuali, Franco Angeli, Milano, 2000 Stoller R.,“Perversione: la forma erotica dell’odio”, Feltrinelli, Milano, 1975 Berra Lodovico E., “Perversioni sessuali. Psicologia dei comportamenti sessuali devianti”, Cortina Editore, Torino, 1999 Perrella E., “ Per una clinica delle perversioni”, Franco Angeli Editore, Roma, 2000

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