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Lo psicodramma: io, me e l’altro che è me. Io-Ausiliari e tecniche sceniche nel processo di cambiamento

Scritto da Dott. Francesca Maria Ferraro il
Lo psicodramma: io, me e l’altro che è me. Io-Ausiliari e tecniche sceniche nel processo di cambiamento

Le tecniche psicodrammatiche affondano le radici in tempi antichissimi: pare infatti che venissero utilizzate già nella Grecia classica come tecniche di rappresentazione dei sogni, ma è solo a partire dalla seconda metà degli anni venti che, in America, grazie al lavoro dello psichiatra Jacob Moreno, assunsero caratteristiche di strumento di cura del disagio soggettivo, attraverso tecniche di tipo gruppale. Il termine “psicodramma”, di per sé, indica la psiche in azione, ed è definibile come la scienza che esplora la <verità> attraverso metodi drammatici, in  cui la catarsi è generata dalla visione di un nuovo universo e dalla possibilità di una nuova crescita; essa inizia dall’attore nel momento in cui egli esprime il proprio dramma e, scena dopo scena, si arriva alla svolta in cui viene deciso il suo destino.

 E’ innanzitutto importante puntualizzare il perché della parola “dramma”, che sta ad indicare, appunto, la trasformazione attiva delle dinamiche psichiche piuttosto che la loro analisi attraverso l’interpretazione verbale: lo scopo della rappresentazione psicodrammatica, perciò, è quello di esprimere concretamente i vissuti del protagonista, che però assumono una forma quasi tridimensionale nella rappresentazione, permettendo così l’indagine anche sui possibili futuri, oltre che sul passato. Ecco quindi che la catarsi, intesa come scarica di espressione liberatoria, viene ad essere sviluppata secondo quattro dimensioni: la prima è quella somatica, poiché il corpo viene riportato all’azione e a tutte le sue funzioni; vi è poi l’aspetto mentale, che include a sua volta la dimensione dell’individuo e quella del gruppo, in una dinamica in cui  la trasformazione e il cambiamento sono favoriti  dall’identificazione con un personaggio o con il dramma stesso.

Nella concretezza della pratica tali tecniche si applicano a situazioni gruppali in cui i partecipanti vengono guidati dal conduttore, attraverso modelli di rappresentazione scenica e teatrale,  alla scoperta delle diverse dimensioni della propria vita, stabilendo collegamenti costruttivi tra esse, al fine di risvegliare l’aspetto creativo di ciascuno nel far fronte alle difficoltà esistenziali di cui si è portatori, e  integrando contemporaneamente le istanze individuali con quelle che sono le richieste ambientali. Perciò la sofferenza dell’individuo e il sintomo vengono rappresentati attraverso l’azione scenica che mette in gioco la persona globale, psichica e corporea, favorendo l’allenamento e la scoperta dell’espressività creativa che permettono di generare un ponte tra mondo interno e mondo esterno. E’ possibile così delineare i contorni di ciò che dell’individuo si va mostrando, riappropriandosi anche di parti di sé lasciate nell’ombra o non riconosciute, e  avvalendosi in ciò soprattutto dell’aiuto del contesto gruppale nel quale la rappresentazione prende forma, che fa da cassa di risonanza e/o da specchio a ciò che il protagonista mostra di sé.

Il metodo psicodrammatico usa principalmente cinque strumenti: 1) palcoscenico, inteso come spazio vivente multidimensionale e articolabile fondato sulla libertà per l’esperienza e l’espressione, in cui la realtà e la fantasia non sono in contrasto, ma diventano entrambi funzioni all’interno di una più ampia sfera in cui le illusioni vengono incarnate e acquistano la stessa importanza delle percezioni sensoriali; 2) il soggetto (o paziente), invitato ad essere se stesso in massimo grado mettendo in scena il suo mondo privato, è in grado di incontrare parti di sé e persone reali che prendono parte ai suoi conflitti mentali; 3) direttore, che è regista, terapeuta ed anche analista contemporaneamente, e deve essere ben attento a  cogliere   ogni indizio offerto per far coincidere la recitazione con la vita del soggetto, mantenendo inoltre il rapporto di quest’ultimo col pubblico; 4) la compagnia di Io Ausiliari, che sono il resto del gruppo ma anche attori terapeutici, e  divengono estensioni del paziente perchè incarnano elementi del suo dramma esistenziale; 5) il pubblico, che ha il doppio scopo di aiutare il paziente o divenire esso stesso paziente coinvolto nella catarsi, perchè lo psicodramma, come uno specchio, conferma l’identità degli spettatori.

Il tutto comincia dunque con la narrazione da parte di uno dei partecipanti del contenuto psichico che diverrà l’oggetto del gioco picodrammatico: il contenuto grezzo viene  ripulito ed evidenziato nei suoi aspetti pregnanti e messo in scena nel qui ed ora in una forma specifica in cui perde l’essere situazione reale oppure onirica, a vantaggio di una caratterizzazione sul versante affettivo/emotivo in cui il vissuto soggettivo <assoluto> si condensa in un’esperienza metaforica e figurativa che si alimenta delle stesse dinamiche affettive che si trovano alla base del disagio inscenato. Lo spostarsi su un piano metaforico permette di prendere contatto con differenti e più intense esperienze affettive perchè fa da tramite tra diversi piani esistenziali e dialogici, proteggendo contemporaneamente dalla perdita dell’esame di realtà. Il corpo e il movimento qui risultano perciò il collante dell’esperienza di vita dell’individuo, permettendo all’aspetto metaforico di insinuarsi nelle pieghe del vissuto concreto individuale e di fissarsi tangibilmente nella memoria corporea che fa essa stessa esperienza del cambiamento e delle differenti possibilità sperimentate. Inoltre, sebbene nella rappresentazione vi sia un’intima connessione con le istanze mentali originarie e, contemporaneamente, il coincidere di più piani e livelli permette un’esplorazione di un’esperienza emotiva più ampia, la strutturazione scenica rende comunque sempre consapevoli che si è in una dimensione ludica, fornendo uno spazio di protezione rispetto al timore e al rischio di essere sopraffatti dal proprio vissuto emotivo.

La realtà psichica del protagonista viene perciò ridefinita in un episodio da mettere in scena grazie alla presenza del gruppo che assume la forma di un contesto relazionale significativo, sia rispetto alla vita concreta del paziente sia in relazione a ciò che succede nel setting terapeutico dove la rappresentazione prende forma, incarnando le presenze che si muovono nel teatro interno individuale e attirano su di sé cariche emotive che ne danno una caratterizzazione emozionale, schiudendosi in sfumature differenti delle immagini mentali dell’individuo che in quel momento è il protagonista; una volta imbastito il canovaccio del lavoro l’immagine iniziale sfuma i suoi contorni per protendersi in differenti direzioni e in ampissime possibilità di azione e percorsi, aprendo così la possibilità di riplasmare l’esperienza soggettiva più o meno dolorosa, e scardinando quella dimensione di fissità per imparare strategie  e possibilità cercando < soluzioni  a nuovi problemi e nuove soluzioni a vecchi problemi>, per dirla con Moreno.

Proprio come un sogno dunque, lo psicodramma sembra essere un’esposizione di dinamiche inconsce, con la differenza che i personaggi qui, gli Io Ausiliari, sono reali e portano con sé i propri vissuti e le proprie istanze , modificando così l’andamento della storia ed essendone modificati, pur rappresentando le persone come appaiono nel mondo privato del paziente e permettendogli di incontrare all’esterno le sue figure interiori, per entrare in rapporto con una varietà di oggetti e persone che hanno una valenza extra ed intra psichica allo stesso tempo; dopo una prima fase di oggettivazione vi è quindi la ri-soggettivazione, riorganizzazione  e riappropriazione di ciò che è stato oggettivato, permettendo la catarsi anche negli attori-registi che rappresentano il dramma e allo stesso tempo se ne liberano, in un meccanismo circolare in cui il cambiamento tocca tutti coloro che partecipano all’azione scenica. L’Io-Ausiliario diventa perciò ogni membro del gruppo che prende parte alla rappresentazione che si va inscenando e che incarna, nel qui ed ora della pratica psicodrammatica, i fantasmi del mondo interno del paziente e/o altri significativi della vita reale di quest’ultimo, permettendogli , grazie a questa incarnazione, di incontrare all’esterno questi aspetti ora resi tangibili; a differenza del sogno però, lo psicodramma favorisce in coloro che prendono parte all’esperienza la presa di contatto con ciò che lega l’Io agli altri elementi del Sé, sperimentandone gli effetti nell’incontro con elementi che sembrano altro da sé, per poi riappropriarsene come l’Altro che è in sé. Attraverso questo processo, che sembra un gioco di specchi e doppi che si riflettono all’infinito permettendo di mettere in evidenza dettagli e particolari sempre nuovi o forse semplicemente guardando le situazioni da prospettive e luminosità differenti, è innanzitutto possibile prendere consapevolezza dell’esistenza e del valore che tali personaggi hanno nell’economia e nell’equilibrio psichico ed emotivo  dell’individuo, e parallelamente di sperimentare modalità di relazione ad essi differenti e più funzionali rispetto a quella che è la propria situazione di vita.

Vediamo quindi come gli aspetti di fissità comportamentale ed emotiva nello psicodramma vengano ad essere sciolti a vantaggio di un rinnovato fluire dell’energia, che frantuma i vecchi schemi obbligati  per mettere in gioco nuove  possibilità relazionali creative ed adattive. Ciò diviene possibile  modificando la distribuzione degli investimenti emozionali dell’individuo in maniera funzionale investendo le presenze e gli oggetti, che tale palcoscenico interno occupano, di sentimenti chiari e distinti, seppur conflittuali, svincolandosi dall’ambiguità emozionale che genera angoscia.

Le tecniche psicodrammatiche si caratterizzano così come uno strumento applicabile dall’infanzia all’età adulta, in quanto ciò che viene e ad essere stimolato è la creatività psicologica dell’individuo nell’interazione tra sé e sé (o i suoi Sè) e il suo contesto relazionale e significativo, permettendo all’energia creativa di fluire liberamente al di fuori di uno stato di latenza per diventare vissuto ed esperienza. Lo psicodramma e le sue tecniche diventano così strumento privilegiato di confronto e raffronto con i propri conflitti, che vengono rappresentati e rielaborati affinchè sia possibile riappropriarsene, favorendo la creazione di una nuova dimensione di benessere individuale.

 

-Pani R., <Lo psicodramma psicoanalitico. Evoluzione del metodo e funzioni di cura>,  Franco Angeli editore, Roma, 2007

- Moreno J.L., <Manuale di Psicodramma: il teatro come terapia>, Astrolabio editore, Roma, 1985

- Boria G.,< Gli altri nello psicodramma, in: Psicodramma>, Milano, AIPsiM, 1986

- E. B. Croce, <Acting out e gioco in psicodramma analitico>, Borla, Roma, 1985.

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