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Le difficolta' di apprendimento

Scritto da Dott. Annamaria Valletta il
Le difficolta' di apprendimento

Il mio interesse per le difficoltà e per i disturbi dell'apprendimento è nato in una cornice scolastica che mi ha vista inizialmente impegnata come insegnante di modulo, successivamente come responsabile per il recupero della dispersione scolastica e ancora dopo come operatrice psicopedagogica. Nella mia entusiasmante esperienza scolastica ho sempre incontrato alunni più lenti rispetto agli altri che non mi sono sentita di etichettare immediatamente come svogliati, ma che ho voluto, nei limiti delle mie possibilità, “rimotivare”, metterli nella condizione di facilitare l'assunzione di quella “volontà” che per i più svariati motivi percepivo come spenta. Ho iniziato con loro un gioco teso a fargli apprezzare di più la scuola, a trovare in essa degli operatori pronti ad amare e ad accogliere e non a giudicarli negativamente per un apprendimento mancato. Ho pensato che innanzitutto andava conquistata la fiducia e l'affetto e poi i bambini ti seguono, ti amano più di quanto tu sia capace di fare con loro e ti permettono di raggiungere insieme dei risultati altrimenti impossibili.

L'importanza dell'individuazione precoce

Dal 1998, prima nei panni di responsabile DI.SCO e poi in quelli di operatrice psicopedagogica, mi sono cimentata in un progetto sulla identificazione precoce dei disturbi dell'apprendimento e da allora questo mio interesse ha trovato un valido e serio sostegno teorico e pratico in un master biennale sui disturbi dell'apprendimento che ha costituito per me un'occasione di crescita, di confronto e di apprendimento che mi ha fornito validi strumenti personali e tecnici da applicare nella mia pratica quotidiana con gli alunni e i docenti miei colleghi. Capita molto spesso di incontrare nella propria classe qualche alunno che presenta un disturbo o difficoltà di apprendimento, stando alla statistica per un insegnante questa possibilità varia dal 2% al 10%. Purtroppo ancora oggi si potrà verificare che lo stesso insegnante abbia difficoltà a riconoscere nell'alunno il disturbo dell'apprendimento, tanto è vero che il più delle volte si definisce lo stesso alunno come svogliato, distratto, come “uno che potrebbe fare e non fa”.

Chi sono questi “sconosciuti”

Questo tipo di analisi dell'alunno rischia però di sottovalutare che ci si trova di fronte ad una vera e propria patologia dell'apprendimento che se riconosciuta precocemente può sicuramente essere arginata, altrimenti rischia di produrre una serie continua di insuccessi scolastici che possono indurre all'abbandono scolastico. Una precoce individuazione dei disturbi dell'apprendimento può essere utile anche per i genitori che si vedranno costretti a rinegoziare le aspettative sulla riuscita scolastica dei propri figli e questo atteggiamento avrà sicuramente un effetto positivo sull'autostima dello studente con disturbi dell'apprendimento. Gli specialisti dell'educazione riconoscono una dimensione fondamentale della personalità dei ragazzi che gioca un ruolo importante sugli esiti dell'apprendimento: l'autopercezione e l'autovalutazione del proprio Sé. Attualmente disponiamo di un valido strumento oggettivo teso a valutare diagnostica- mente l'autostima: il TMA o test multidimensionale dell'autostima. Esso permette di indagare 6 aree specifiche che concorrono a costituire l'autostima globale: l'area inter- personale, quella scolastica, quella emozionale, quella familiare, quella corporea, e quella della padronanza sull'ambiente. In alcuni casi l'applicazione del TMA permette di individuare il livello di autostima generale ma anche le aree maggiormente inficiate. Gli alunni con difficoltà di apprendimento, non presentano insufficienza mentale o disturbi relazionali degni di nota, con esame neurologico negativo; il loro Q.I. è nella norma e il loro funzionamento in tutto ciò che non contempla attività scolasti- che è normale se non addirittura superiore alla norma. “La letteratura li considera disturbi sulla base di una disfunzione neurologica imprecisata a base costituzionale per la quale i bambini implicati esposti all' insegnamento della lettura, scrittura e calcolo non rispondono secondo le attese”. Il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, familiarmente conosciuto come DSM IV, annovera i disturbi dell'apprendimento tra quelli che solitamente vengono diagnosticati nell'infanzia, nella fanciullezza o nella adolescenza. Nella versione precedente del DSM questi disturbi venivano definiti come “disturbi delle capacità scolastiche”. Nella definizione del manuale il disturbo della lettura, quello del calcolo e quello dell'espressione scritta, intesi come disturbi specifici dell'apprendimento, vengono così definiti:

Eziologia. La domanda che ognuno si pone: quali le cause?

A. “il livello raggiunto nella lettura, (ovvero la capacità di calcolo, ovvero la capacità di scrittura) come misurato da test standardizzati somministrati individualmente sulla precisione o sulla comprensione della lettura, (ovvero sulla capacità di calcolo, ovvero sulla capacità di scrittura) è sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all'età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell'intelligenza e a un'istruzione adeguata all'età. B. L'anomalia descritta al punto A interferisce in modo significativo con l'apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, (ovvero capacità di calcolo, ovvero capacità di lettura). C. Se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà di lettura (ovvero di calcolo, ovvero di scrittura) vanno al di là di quelle associate con esso. Ovviamente il ricorso al manuale non va assolutamente inteso come la ricercata forsennata di un'etichetta da appiccicare in maniera indelebile al bambino in questione, ma semplicemente è una modalità che permette di riconoscere e definire bene la gamma di sintomi che l'alunno può mostrare, e cercare così, da specialisti dell'apprendimento, di interrogarsi sulle strategie da escogitare per rendere meno tortuoso il sentiero dell'apprendimento, che in questi casi risulta minato da una serie di difficoltà e limitazioni. Spesso ci si trova di fronte alla domanda: Ma cosa ha causato questo disturbo dell'apprendimento? In realtà è difficile capire quale sia l'intoppo al processo evolutivo del bambino che pur presentando spigliatezza, intelligenza, vivacità, manifesta al contempo dei problemi specifici dell'apprendimento della lettura, scrittura e/o calcolo. Capire come mai questi bambini non acquisiscono in modo corretto una funzione cognitiva è davvero difficile. Bisogna anche dire che la letteratura dell'eziologia del disturbo è piuttosto vasta; le cause riconosciute possono essere di natura neurologica qualora si ipotizza nei bambini dislessici un'anomala specializzazione emisferica; ci sono anche cause di natura neurofisiologica qualora si individua nei dislessici una attività ridotta di alcune zone corticali, ed infine una causa riconducibile a disturbi della funzione visiva che comprometterebbe le capacità di scansione del testo. Per non citare poi una serie di studi che hanno evidenziato come nei disturbi di lettura e di scrittura siano presenti carenze a livello delle abilità di denominazione delle figure, di percezione linguistica e discriminazione uditiva, di abilità fonologiche di sintesi ed analisi dei suoni delle parole e di memoria a breve termine. È ovvio che dopo questo rapido excursus delle possibili cause delle difficoltà dell'apprendimento non sarà possibile individuare un solo fattore responsabile dei suddetti disturbi, ma sarà opportuno esplorare la coesistenza di più fattori. È naturale che un riconoscimento tardivo delle difficoltà di apprendimento dell'alunno complica molto di più la situazione. Di conseguenza il primo passo da fare nel momento in cui si sospetta un disturbo dell'apprendimento è quello di suggerire una valutazione diagnostica, e questo suggerimento può partire sia dalla scuola che dalla famiglia. Ovviamente la diagnosi va condotta da esperti delle patologie dell'apprendimento al fine di evitare di colpevolizzare l'alunno che “non si impegna, o si distrae” o di attribuire a tutt'altre cause i suoi problemi. Una diagnosi adeguata permetterà l'attuazione di aiuti specifici introducendo a livello didattico anche l'uso di strumenti informatici tipo il PC e la calcolatrice allo scopo di facilitare il compito all'alunno con DAS, concedendogli dei tempi di apprendimento più lunghi, e predisponendo delle attività riabilitative e di recupero adeguate. Ma praticamente cosa potrebbero fare gli insegnati di un alunno con disturbi dell'apprendimento? Innanzitutto l'insegnante dovrebbe rafforzare la sua competenza in modo da riconoscere tempestivamente un disturbo dell'apprendimento e non confonderlo con un problema di scarsa applicazione dell'alunno, mediocre intelligenza, e povertà degli stimoli culturali. Potrebbe poi indirizzare la famiglia verso uno specialista capace di effettuare un'attendibile diagnosi e possibilmente un percorso di recupero. Il suo intervento inoltre non dovrà limitarsi all'individuazione del caso ma dovrà permettergli di collaborare con la famiglia, gli operatori sanitari, l'insegnate di sostegno, qualora sia presente, al fine di individuare per l'alunno un percorso educativo personalizzato che possa garantirgli dei tempi di apprendimento più lunghi, lo possa dispensare da compiti “uguali per tutti”, e lo possa autorizzare all'uso di sussidi informatici di grande utilità tipo il computer e la calcolatrice.

Vademecum per i genitori

Anche i genitori potranno e dovranno confrontarsi con un bambino reale molto diverso da quello atteso o idealizzato e pertanto a loro è richiesto di essere in grado di far fronte non solo ai normali problemi dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche di fronteggiare quelle difficoltà insite nei disturbi dell'apprendimento: rendimento inferiore alle aspettative, insuccesso scolastico, senso di isolamento e depressione. I genitori dovranno mostrare un atteggiamento positivo, paziente oltre che una consapevolezza e un senso pratico del problema, dovranno imparare a prolungare i tempi dell'attesa di risultati migliori, che possono essere raggiunti solo con impegno e perseveranza, per loro sarà un duro ma utile esercizio ad imparare ad accettare un figlio così come è senza pretendere di omologarlo alle proprie aspettative. Ma praticamente cosa potrebbero fare i genitori di un alunno con disturbi dell'apprendimento? - Informarsi il più possibile sul problema rendendosi conto che poi non sono da soli

  • Cercare una valutazione diagnostica
  • Condividere esperienze con altri genitori
  • Parlare del problema con gli insegnanti al fine di mettere in campo delle strategie adeguate
  • Cercare un aiuto per le attività scolastiche
  • Cercare un supporto psicologico per loro stessi e per il loro figlio
  • Adottare delle strategie alternative per i compiti a casa che favoriscano la lettura da parte di terzi dei testi, oppure l'utilizzo di video cassette, CD rom, musicassette, PC
  • Favorire altre abilità specifiche

Disturbo della lettura: dislessia

Il disturbo più studiato in questi ultimi venti anni, per quanto già noto nella forma acquisita in età adulta, è la dislessia la cui caratteristica principale è la compromissione dello sviluppo della capacità di lettura non attribuibile esclusivamente all'età mentale, a problemi visivi, o ad un livello scarso di istruzione scolastico. In generale i bambini dislessici hanno o hanno avuto, difficoltà nelle abilità linguistiche con disturbi dell'eloquio e del linguaggio. Per poter diagnosticare un disturbo della lettura specifico è necessario che la prestazione del bambino nella lettura risulti significativamente al di sotto della media della sua età crono- logica, questo potrà essere attestato dai risultati di tests standardizzati volti a valutare l'accuratezza e la comprensione della lettura. Il bambino può inoltre avere delle difficoltà nel pronunciare l'alfabeto, nel riconoscimento di lettere, nel riconoscere e analizzare suoni, nel formulare rime. Ascoltando un bambino dislessico che legge ad alta voce sarà possibile porre attenzione a seguenti errori:

  • Omissioni, sostituzioni, distorsioni di parole;
  • Inversione di parole o di lettere;
  • Lentezza;
  • Lunghe pause, esitazioni, perdita del segno di lettura, false partenze.

Gli errori che evidenziano invece una difficoltà nella comprensione della lettura sono i seguenti:

  • Un'incapacità di ricordare e raccontare quanto ha letto;
  • Un'incapacità di cogliere la sintesi e le conclusioni di quanto letto
  • Un'incapacità di rispondere dettagliatamente a questionari sul materiale letto con il ricorso a conoscenze più generali.

Disturbo della scrittura strumentale: disgrafia

Una volta esclusi problemi legati ad un ritardo mentale, ad un disturbo della lettura, a problemi visivi e o uditi, neurologici, è possibile inquadrare una significativa compromissione dello sviluppo della capacità di scrittura come disturbo specifico dell'apprendimento. È ovvio che la somministrazione di tests standardizzati di scrittura servirà a fornirci le indicazioni per una corretta diagnosi.

Disturbo specifico delle abilità aritmetiche: discalculia

Il disturbo specifico dell'apprendimento meno studiato è stato la discalculia. Esso è caratterizzato da una compromissione delle abilità aritmetiche: il bambino non avrà piena padronanza delle capacità di calcolo fondamentali, le quattro operazioni in pratica. Dai risultati di tests aritmetici standardizzati sarà possibile evincere e diagnosticare le difficoltà di calcolo che per essere riconosciute come specifiche devono rispettare i canoni di tutti gli altri disturbi specifici dell'apprendimento e cioè: non essere riconducibili a ritardo mentale, a deficit visivi, uditivi o neurologici, ad un tipo di istruzione inadeguata, né secondarie ad altri disturbi. Osservando un alunno discalculico potremmo notare che:

  • avrà difficoltà a capire i concetti basilari delle quattro operazioni;
  • avrà difficoltà a comprendere i segni, i simboli e i termini matematici;
  • nell'esaminare un testo problematico avrà difficoltà a comprendere quali sono i dati pertinenti, ad allineare correttamente i numeri, i decimali, i simboli;
  • avrà difficoltà nell'apprendimento della tavola pitagorica, nell'organizzare lo spazio grafico dei calcoli aritmetici.

Oltre i disturbi specifici ci sono dei disturbi aspecifici che ancora più facilmente si incontrano in aula. Tra di essi riconosciamo: le difficoltà dell'attenzione con o senza iperattività, quelle di memoria e della rappresentazione visuo spaziale, le difficoltà emotivo-relazionali. Esse hanno sicuramente un'alta incidenza sugli esiti degli apprendimenti e meritano la stessa considerazione dei disturbi specifici. Nei recenti studi sul trattamento delle difficoltà e dei disturbi dell'apprendimento assume una centralità il concetto di meta-cognizione e cioè l'insieme dei processi mentali che riflettono sull'attività mentale e la controllano. La meta-cognizione parte dall'assunto che le idee che il bambino sviluppa vadano analizzate e sviluppate: se il bambino si limita a pensare che la lettura non fa per lui e che la scuola non gli piace, sarà opportuno che il programma riabilitativo miri sia alla specificità della disfunzionalità apprenditiva, nell'esempio riportato alla lettura, e sia a modificare i pensieri metacognitivi. Bisognerà aiutare il bambino a fare previsioni, pianificare, monitorare, valutare la sua attività cognitiva. Qualunque sia il problema primario, la cui eziologia va comunque diagnosticata con precisione, è consigliabile tuttavia un intervento contestuale: sia di tipo psicoterapeutico, in modo da operare sulla sfera emotiva-motivazionale e sia di tipo specialistico, in modo da intervenire sulla sfera dell'apprendimento. Per perseguire l'efficacia del trattamento è importante valutare la gravità e pervasività del sintomo, la disponibilità al cambiamento, la durata del trattamento e la sua stessa tipologia. Sarà opportuno inoltre il coinvolgimento di una pluralità di professionalità: neurologo, psicologo, pedagogista. In linea con quanto sostengono Vio e Tressoldi il trattamento non si risolverà mai con l'assunzione di una pillola da prendere in alcuni momenti della giornata, ma dovrà consistere in interventi specialistici, supportati da un corretto intervento didattico, da proporre al bambino più volte a settimana da persone che abbiano buone attitudini relazionali, per favorire maggiormente la motivazione all'apprendimento.

 

Il presente saggio, tratto dalla rivista A.S.cuoL.a, è stato autorizzato alla pubblicazione dalle Edizioni Melagrana

Dott.ssa Annamaria Valletta Psicologa Docente Operatrice Psicopedagogica Specializzata in disturbi dell'apprendimento

Bibliografia

Tesi Master Biennale Disturbi dell'Apprendimento Annamaria Valletta Questionario IPDA Erickson PRCR 2 Prove di prerequisito per la diagnosi delle difficoltà di lettura e scrittura Q1 Elementari: prove per la valutazione delle abilità di base. De Beni PCR Prova di comunicazione referenziale di Camaioni Ercolani Lettura e metacognizione De Beni Pazzaglia Scrittura e meta-cognizione Cisotto Disgrafia e recupero delle attività grafo motorie Pratelli Valutazione delle abilità di scrittura Rossi Malaguti Diagnosi dei disturbi dell'apprendimento scolastico Tressoldi Vio Trattamento dei disturbi dell'apprendimento scolastico Vio Tressoldi Lettura scrittura e calcolo. Processi cognitivi e disturbi dell'apprendimento Antonella D'Amico Il test di Bender nell'età evolutiva OS Busnelli Dell'Aglio Faina Test della figura umana di Goodenough e Harris. OS Polacek - Carli

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