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La sindrome dell'accento straniero

Scritto da Redazione il

La sindrome dell'accento straniero (S.A.S.) è un raro disturbo della produzione del linguaggio caratterizzato dall'emergere nell'eloquio del paziente, di un'intonazione che viene percepita dagli ascoltatori come straniera, e che si sviluppa, in genere, in seguito ad una lesione cerebrale. La S.A.S. è caratterizzata da alterazioni prosodiche e articolatorie che, messe insieme, conferiscono al linguaggio del paziente una peculiare qualità straniera.
Whitaker nel 1982 ha definito quattro criteri diagnostici per la S.A.S.:
1) Il disturbo è chiaramente collegato ad un danno al sistema nervoso centrale (non è una reazione isterica); 2) l'intonazionesimodificadopol'ictus;
3) l'intonazione è percepita dal paziente stesso e dagli ascoltatori (conoscenti, parenti e amici) suonare come straniera;
4) il paziente non deve conoscere prima dell'ictus la lingua straniera percepita dagli ascoltatori.
La prima descrizione di questo disturbo risale a Pierre Marie, che nel 1907 descrisse un paziente parigino che in seguito ad un ictus sviluppò un accento alsaziano. Pick nel 1919 descrisse il caso di un paziente cecoslo- vacco che dopo un ictus sviluppò un accento polacco. Successivamente numerosi altri casi sono stati riportati. Una recente revisione della letteratura fatta da Moen nel 2000 ha raccolti 16 casi.
Un'ulteriore verifica della letteratura ha consentito di raccogliere i dati relativi a 31 pazienti descritti dal 1907 ad oggi. Per quanto riguarda le caratteristiche comuni ai 31 pazienti con S.A.S. è stato riscontrato che tutti i pazienti (29/31) mostravano lesioni all'emisfero sinistro ad eccezione e quindi solo due casi mostravano lesioni all'emisfero destro. Le aree del cervello maggiormente colpite erano l'area di Broca e le adiacenti aree motorie. In letteratura questa sindrome così rara è stata studiata prendendo in considerazione soprattutto le caratteristiche psico-acustiche e cioè analizzando da un lato le produzioni dei singoli suoni (consonanti e vocali), e dall'altro lato valutando l'intonazione e il ritmo. Da questi studi si è visto che effettiva- mente vi erano alterazioni sia nella produzione delle vocali e delle consonanti, sia nell'intonazione, ma ciò che è importante sottolineare è che i pazienti con S.A.S. non parlano realmente una lingua straniera; infatti studi sperimentali in cui si valutava- no le specifiche caratteristiche linguistiche di questi pazienti hanno dimostrato che il linguaggio di un paziente con S.A.S. non contiene realmente le caratteristiche della lingua straniera percepita dagli ascoltatori.
La S.A.S. non è una patologia che si può diagnosticare prima. Essa si sviluppa dopo una lesione al cervello e si associa molto spesso all'afasia, e ad altri deficit della produzione verbale.
Può capitare inoltre che i pazienti all'inizio dell'ictus possono avere disturbi di linguaggio ma non un accento straniero che può invece manifestarsi dopo mesi o anche dopo anni quando il linguaggio grazie alla riabilitazione è migliorato e più com- prensibile.
La sindrome dell'accento straniero può emergere subito dopo l'ictus sempre associato all'afasia, ma anche dopo come una evoluzione sia di afasie non fluenti sia di afasie fluenti. Esistono in letteratura pazienti afasici che grazie ai migliora- menti della logopedia hanno mostrato una S.A.S. pura senza disturbi afasici, in essi i deficit linguistici ci sono ma non ci sono deficit cognitivi (comprensione, ripetizione, denominazione) così consistenti da poter parlare di afasia.
Dall'analisi dei casi riportati in letteratura si è inoltre notato come questipazientispessomostranodifficoltànelmantene- re le relazioni sociali che avevano prima dell'ictus per il forte disagio che mostrano per il proprio linguaggio percepito così diversoe cosìstrano.
E'significativa qui la testimonianza del dott. Monrad-Krohn che nel 1947 descrisse una paziente norvegese che in seguito ad un ictus mostrò un accento straniero: “Ella parlò abbastan- za fluentemente, ma con un tale e indubbio accento straniero che io presi lei per una tedesca o francese. Ella si lamentava in maniera molto penosa di essere presa costantemente per una tedesca nei negozi, dove le commesse non le vendevano nulla ..... Ella non era mai stata fuori dalla Norvegia e non aveva avuto nulla a che fare con gli stranieri.....”

Il presente articolo è stato autorizzato alla pubblicazione dalle Edizioni Melagrana

Antonella Roppoli

Psicologa Psicoterapeuta

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