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Conflitti transgenerazionali in famiglie con figli adolescenti

Teorie e modelli sistemico-relazionali

Scritto da Redazione il
Conflitti transgenerazionali in famiglie con figli adolescenti

Il tema del rapporto tra genitori e figli è da sempre un argomento stimolante e complesso. La particolarità dell'adolescente è quella di essere una persona che ricerca l'autonomia ma che è ancora dipendente dalla famiglia e dalle esperienze infantili. La conflittualità è, quindi, parte integrante dello sviluppo psicoaffettivo dell'adolescente. Questo aspetto ambivalente mostra l'importanza della personalità dei genitori come fattore determinante nell'espressione della personalità dell'adolescente. E' necessario sottolineare che tutti gli adolescenti, che abbiano avuto o no rilevanti problemi anche di tipo familiare ( disaccordo genitoriale continuo, malattie etc.), stabiliscono rapporti conflittuali con i propri genitori. L'adolescenza va letta, sia come "evoluzione", cogliendo la continuità con il passato, sia come "crisi", soffermandosi più sul particolare cambiamento rispetto al passato nella prospettiva futura. In ogni caso per un processo evolutivo "sano" è richiesta una riorganizzazione della relazioni con i genitori ed un rimodellamento delle immagini ad essi legate. Pur dovendo superare il bisogno di dipendenza, l'adolescente deve poter identificarsi con il genitore che costituirà un modello per la vita adulta.Quando ciò non è reso possibile per l'interferenza di problematiche importanti e per difficoltà di comunicazione, il ragazzo farà fatica a strutturare un'immagine di sé salda, ricercando modelli, non sempre sani, al di fuori della famiglia. A volte, inoltre, la contrapposizione tra genitori e figli è totale e continua al punto da divenire opposizione generalizzata contro gli adulti e contro la società, poiché l'adolescente diviene incapace di riconoscere nell'adulto un modello significativo e sicuro per sé. Un altro elemento fondamentale è quello della crisi genitoriale: l'adolescenza pone il problema di una rielaborazione interna anche dei genitori. L'insieme delle trasformazioni e dei problemi dei figli porta con sé la necessità di ridimensionare i propri obiettivi, le aspettative ed i compiti genitoriali. Tra le varie dimensioni legate alla crisi dei genitori ce n'è una molto importante: la rievocazione della propria adolescenza. Di fronte al figlio adolescente i genitori si confrontano con l'eventualità che riemergano elementi più o meno conflittuali del passato. Questo aspetto ha molta rilevanza nella comunicazione con i figli, poiché si può determinare che i genitori non tollerino il ritorno della propria esperienza e tentino di mettere in pratica con il figlio i modelli di relazione appartenuti alla propria adolescenza, ma che non corrispondono affettivamente ai propri figli (pensiamo a quando i figli, realmente o perché gli viene attribuito, mostrano una somiglianza con il padre o con la madre o con un nonno determinando in loro un comportamento che riproduce dinamiche del passato). Al contrario, genitori che tollerano questo riemergere dell'esperienza possono esprimersi attraverso un'identificazione "empatica" con il figlio, mettendosi nei panni dell'adolescente. La famiglia può divenire così una "struttura" capace di "contenere" i bisogni di espressione e di individuazione dei figli attraverso uno sguardo che i genitori devono e possono rivolgere a se stessi, alle proprie angosce e paure.

L’adolescente e la famiglia: la coevoluzione del rapporto

Quando un adolescente comincia a sviluppare la sua idea, inizia a percepire più chiaramente difetti e virtù dei genitori e comincia ad integrare, nella propria personalità, le caratteristiche genitoriali che non possono aiutare nella propria strada per divenire adulto. Così l'adolescente comincia ad acquisire elementi sul suo senso d'identità, mentre i confini intergenerazionali nella famiglia diventano più permeabili, tanto che si può arrivare a sentire compromesso il senso d'integrità e d'identità del gruppo familiare. Nel processo in atto c'è come una sorta d'equilibrio tra l'esplorazione del mondo esterno, da parte del giovane, ed il senso di stabilità del nucleo familiare capace di dare un senso del rispetto delle regole attraverso l'utilizzazione di modalità flessibili e specifiche. Affinché l'individuazione possa aver luogo, la famiglia deve poter bilanciare tra sperimentazione e protezione, tra virgolette “esplorazione” e “base sicura”. Se i compiti di guida e di controllo dei genitori diventano deboli, il figlio corre il rischio di danneggiarsi in quanto non sufficientemente “contenuto” nei suoi processi decisionali. Viceversa genitori eccessivamente dominanti possono ostacolare la maturazione impedendo contatti sufficienti con i pari e con altri adulti significativi che possono costituire utili modelli di riferimento. Il bisogno di confini flessibili con l'ambiente esterno ha un senso evolutivo in quanto permette all'adolescente di sperimentare l'ambiente esterno, mentre usufruisce della protezione della famiglia, ma anche di costruirsi relazioni significative fuori di essa, pur rimanendone un membro significativo.

L’adolescenza come separazione - individuazione

Il compito evolutivo più significativo dell'adolescente, durante tale fase del ciclo vitale, è il raggiungimento di una propria identità adulta. Tale compito può essere o meno consapevolmente agevolato dai familiari. Alla fine dell'adolescenza il giovane crea relazioni significative e stabili al di fuori della cerchia familiare mentre i genitori, spesso nella crisi dell'età di mezzo, restano soli con un senso di perdita, a volte così serio da generare in uno di essi, o in entrambi, depressione o ansia. In alcuni casi, la separazione del figlio si correla alla separazione dei genitori, in quanto la coppia, diminuendo la significatività della funzione genitoriale, sembra incapace di dare un senso emotivo e affettivo al rapporto coniugale. La separazione è una meta importante per la “salute” del nucleo familiare: come processo “fisico” necessita di un chiaro movimento disgiuntivo da parte di un membro e implicitamente da parte di tutti gli altri, come processo “emotivo” è l'espressione di una fase cruciale dello sviluppo della famiglia intera. Il processo di individuazione emotiva, per suo carattere di premessa della separazione, aveva già voluto dire in parte la fine di una vicinanza amorfa e simbiotica, ma il distacco anche fisico di un membro implica qualcosa di più profondo in quanto modifica i rapporti d'ogni altro membro, dà l'avvio ad una catena di mutamenti relazionali compensatori fra i restanti membri del sistema familiare. Il risultato di questi nuovi arrangiamenti dipende dalla maturità della famiglia nel suo insieme, oltre che dalla maturità dei vari membri come individui. La separazione dell'adolescente è un processo assai complicato e richiede, per la totale riuscita, che siano state raggiunte, in maniera soddisfacente, le mete della filiazione e dell'individuazione. Solo se avrà avuto rapporti stretti, fiduciosi e reciproci con i membri della famiglia e se tali rapporti saranno stati indirizzati, il giovane sarà in grado di modificare i legami familiari e sostituirli con vincoli extrafamiliari. Varie e complesse forze familiari possono ostacolare le mosse di un membro verso la separazione anche in una famiglia “normale”. Appare importante constatare che si permane più lungo in tutta una serie d'apporti che contribuiscono a far rimanere il giovane nella condizione di figlio e che il prolungamento della fase di transizione o di semidipendenza rende centrali le dinamiche relazionali all'interno delle famiglie d'origine, con sequenze del tutto peculiari in caso di disfunzione di questi rapporti. L'individuazione come compito evolutivo può essere più o meno agevolato dai genitori in quanto è legato ad una nuova definizione e ad un diverso significato della relazione emotiva e affettiva con costoro, per cui può essere ostacolato da genitori che abbiano a loro volta problematiche emotive particolarmente serie da elaborare. La buona riuscita del processo di differenziazione dalla famiglia d'origine dipende, infatti, anche da come i genitori hanno "metabolizzato" gli eventi relativi alla propria uscita dalle rispettive famiglie d'origine e da come essi stessi regolano e modificano le distanze relazionali. La separazione dell'adolescente dai genitori è fisiologica nella misura in cui rispetta i suoi tempi e motivi interni e non viene accelerata o forzata da altri. La famiglia si presenta come un sistema che ha la capacità di cambiare mantenendo la sua integrità, così da assicurare crescita da un lato e continuità ai membri che la compongono dall'altro. All'interno di questo duplice processo di continuità e di crescita si forgia la personalità di ciascun individuo, costretto a rinegoziare costantemente il proprio bisogno di appartenenza con l'esigenza di separarsi e di rendersi autonomo. Perché questo avvenga è necessario che la struttura familiare si presenti sufficientemente flessibile, in modo da tollerare i momenti di disorganizzazione inevitabili nel passaggio da una fase all'altra del ciclo vitale. È indispensabile che il ragazzo, all'interno di quella "fucina laboriosa" che è la famiglia, possa acquisire una stabilità psichica che sia, al tempo stesso, sufficientemente elastica da consentire i cambiamenti, per potersi sperimentare come persona che progressivamente si differenzia. Non ci si può separare se prima non si è appartenuti e appartenere significa sentirsi parte di quel sapere condiviso; è la cultura familiare per poter fare proprio ciò che in tale cultura costituisce una preziosa risorsa che accompagna l'adolescente nel processo di individuazione. Le nuove abilità di astrazione logica stimolano ulteriormente il tentativo che egli sta facendo di separazione emotiva e cognitiva dai genitori. Nel suo processo di svincolo l'adolescente metterà in discussione, non solo i modelli di funzionamento familiare, ma anche i valori, gli ideali e le credenze che gli sembrano aver caratterizzato la sua vita familiare e l'universo dei genitori nel passato. La contrapposizione è una tappa necessaria all'individuazione, e quindi possiamo affermare che: “l'adolescente normale nella famiglia normale, è e deve essere moderatamente ribelle e contestatario. L'eccessiva e imitativa accettazione dei modelli parentali ci mostra una difficoltà di individuazione di questi modelli, tanto da non permettere al ragazzo un'efficace individuazione e separazione dal sistema familiare. La violenza della ribellione non ci parla dell'ostilità dei ragazzi contro i genitori, ma di come gli adolescenti sentono forti i reciproci legami e necessitino di notevoli pressioni per tentare di romperli. “Crisi dell'adolescente” e “crisi dei genitori” si sviluppano specularmente e circolarmente. Per i genitori questo periodo corrisponde alla “crisi della mezza età” o “crisi della maturità”.

La comunicazione fra genitori e figli adolescenti

In alcuni modelli teorici dell'interazione familiare, come nel modello circonflesso di Olson, la comunicazione è considerata, insieme con la coesione e l'adattabilità, una delle dimensioni centrali del funzionamento familiare e viene indicata dagli autori come "l'elemento facilitante" il movimento dinamico che le famiglie compiono nella regolazione dei loro legami affettivi e delle capacità organizzative. La comunicazione diviene una dimensione cruciale nelle interazioni che caratterizzano periodi critici della storia individuale e familiare, durante i quali si possono manifestare oscillazioni circa la fluidità, stereotipizzazioni, apertura- chiusura dei pattern comunicativi: l'adolescenza è per eccellenza considerata un esempio di fase critica. I livelli di ambiguità ed indeterminatezza della fragile costituzione dell'identità adolescenziale richiedono un supporto comunicativo genitoriale che agisca da “organizzatore” e consenta all'adolescente, attraverso un meccanismo di conferma, di esplorare parti di sé non ancora sperimentate. L'importanza durante l'adolescenza della definizione dell'identità di genere gioca un ruolo da non sottovalutare il produrre differenze nei pattern comunicativi di genitori e figli. La comunicazione tra genitori e adolescenti viene considerata un segnale della capacità del sistema di effettuare un cambiamento di livello rispetto alle caratteristiche di unità affettiva e flessibilità delle regole del sistema. La comunicazione positiva faciliterebbe la capacità di cambiamento della sistema verso livelli più soddisfacenti di coesione e adattabilità. La comunicazione negativa inibirebbe il sistema familiare nelle sue potenzialità morfogenetiche. Le ricerche hanno messo in evidenza una chiara differenza intergenerazionale. Le madri riferiscono una migliore comunicazione con i loro figli rispetto ai padri e gli adolescenti esprimono più difficoltà comunicative con entrambi. Gli adolescenti considerano la loro comunicazione con i genitori con maggiore negativismo rispetto a questi ultimi. Un'esagerata percezione di negativismo o di incapacità a comprendere se può mettere in luce l'esistenza di una problematica nella coppia genitore-figlio che riguarda essenzialmente il disagio dell'adolescente ad essere “riconosciuto” e confermato nel suo tentativo di individuarsi dal genitore. Sul versante del genitore, la incapacità di sopportare la perdita di controllo genitoriale e/o di accettare la crescita del figlio, laddove ciò viene sentito come una minaccia al proprio sé, porta verso una mancanza di comunicazioni consonanti o armoniche, sino al punto di una quasi totale inibizione comunicazione. Una rappresentazione genitoriale cui la crescita adolescenziale del figlio sia centrata sulla perdita (lutto) e dall'altra parte una rappresentazione del genitore come un invalidatore della propria identità, producono un circuito “conclusivo” in cui adolescenti e genitori sono impegnati in una lotta nella quale sono in gioco importanti aspetti del sé.

Adolescenti “a rischio” Dimensioni affettive e comunicative della famiglia

Il sentimento di integrazione nella famiglia è ben presente nell'adolescente ed è sempre più forte del sentimento di integrazione del gruppo di amici. Tuttavia, questo sentimento nei confronti della famiglia diminuisce regolarmente in funzione dell'età, sia tra le ragazze che tra i ragazzi, mentre nello stesso tempo aumenta il sentimento di differenziazione nei confronti dei genitori. Gli adolescenti dicono di ricorrere ai genitori nella maggior parte dei casi, per problemi morali e materiali. Gli amici del gruppo dei pari sono, invece, al primo posto per i problemi sentimentali. Gli adolescenti sono inclini a seguire i consigli dei loro genitori piuttosto che quelli dei loro pari quando il contesto richiede decisioni che hanno implicazioni nel futuro. Quando invece la decisione concerne lo status attuale e la necessità di identità, operano per il consiglio dei loro pari. Ciò conferma l'ipotesi che gli adolescenti considerano i loro pari e i genitori delle guide ugualmente competenti ma in campi differenti. Alcuni ricercatori hanno evidenziato tre aspetti sintomatici, collegati ai comportamenti dell'adolescente, nello studio di famiglie che chiedono aiuto: a) comportamenti sintomatici correlati alla crisi adolescenziale, ovvero ai nuovi compiti e ruoli, che sia a livello relazionale sia a livello di emergenza soggettiva, vengono richiesti al ragazzo. b) comportamenti sintomatici correlati a dinamiche disfunzionali che coinvolgono la coppia genitoriale e il rapporto genitore/i e figli, evidenziate da una conflittualità prolungata nel tempo e che coinvolge tutta la famiglia. c) comportamenti sintomatici legati alla “incompetenza” genitoriale. (Soprattutto per malattia fisica grave e lunga o psichica ).

Diversi tipi di famiglia

In questa fase del ciclo vita si assiste alla richiesta di un diverso equilibrio relazionale che consenta nuove forme di individuazione per ciascun membro della famiglia. 1) Famiglia “invischiata”: è caratterizzata dall'incapacità e l'incertezza nel definire ruoli e funzioni e dall'attenzione ad evitare confronti diretti e terrificanti vissuti come una minaccia all'unità familiare. Un tale sistema familiare è privo delle risorse necessarie per far fronte ai cambiamenti imposti dai compiti evolutivi. 2) Famiglia “disimpegnata”: è caratterizzata dalla mancanza di un reale legame, di intimità nelle relazioni. Presentano, quindi, un'incapacità di instaurare relazioni durature, nello stile comunicativo supportivo ed empatico. Tale struttura familiare sembra far mancare ai suoi componenti il sostegno necessario, sia per la rielaborazione degli eventi stressanti, sia nelle fasi di transizione che caratterizzano i nuovi processi di socializzazione. Le famiglie invischiate e disimpegnate rappresentano i poli estremi di un continuum lungo il quale si colloca, mediamente, la famiglia “funzionale”. Nelle famiglie non funzionali, la madre è al centro delle comunicazioni familiari, mentre il padre in una posizione più periferica ed appare anche emotivamente poco “sintonizzato” nel clima familiare. Le figlie adolescenti si mostrano più sensibili dei genitori alla variazione degli aspetti positivi-negativi degli scambi comunicativi verso le figure genitoriali. La comunicazione sembra essere più associata alla rappresentazione della famiglia nel suo insieme ed, in particolare, al momento progettuale dell'adolescente stesso (livello ideale del sistema), ed ancora gli aspetti conflittuali possono trovare reciproco riconoscimento tra genitori e figlie. Le famiglie problematiche si percepiscono come meno unite emotivamente, e soprattutto negli adolescenti, è chiara la percezione della rigidità della loro organizzazione familiare. Le figlie problematiche, inoltre, esprimono come indice di disagio una maggiore insoddisfazione rispetto alla controparte non problematica. È perciò l'aspetto conflittuale della comunicazione che sembra trovare scarsa possibilità di confronto - negoziazione tra i membri delle famiglie "problematiche", soprattutto tra adolescenti e padri. Inoltre emerge un'ipotesi abbastanza chiara di "triangolazione" nelle famiglie problematiche: le adolescenti si trovano in un'alleanza con la madre contro il padre, ma, contemporaneamente, il loro conflitto con il padre è negato e sovraccaricato dell'esistenza di un disaccordo nella coppia. Nelle famiglie multiproblematiche vi è incostanza di modelli organizzativi e confusione di confini generazionali. Esse sarebbero incapaci di prefiggersi delle strutture equilibrate e di trovare adeguate soluzioni per le esigenze che si presentano loro. In altri termini sono impreparate a compiere cambiamenti di secondo ordine, ossia morfogenetici. Il carattere di rigidità delle relazioni familiari dei giovani tossicodipendenti e detenuti sembra essere quello più determinante per l'evoluzione deviante dell'adolescente. Alla rigidità del nucleo familiare fa riscontro la rigidità del sintomo espresso dai giovani.

Il presente articolo è stato autorizzato alla pubblicazione dalle Edizioni Melagrana

Paola Linguiti Psicologa

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