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Adolescenti e Facebook

I pericoli della rete per i giovani di oggi

Scritto da Dott. Pasquale Saviano il
Adolescenti e Facebook

Giocare con la propria identità oggi, vivere rapporti virtuali e non reali, rimanere sempre in contatto con i propri conoscenti è diventato il must degli adolescenti nell'era dei social forum, primo fra tutti il conosciutissi- mo Facebook. È necessario sapere che durante la crescita ciò può compromettere la formazione di una struttura psichica forte e autonoma in un giovane, soprattutto nel mondo studentesco. Il tempo delle “ricerche” fatte per aiutarsi nello studio si riduce sempre più, lasciando il passo ad una continua “ricerca” dell'altro, dell'amico, del conoscente, di colui che faccia sentire i giovani di oggi in contatto con il resto del mondo. Ecco che si trovano su internet ragazzini sempre più piccoli che si lanciano in un mare enorme che è quello dei social network senza un adeguato salvagente, rischiando di essere “mangiati” da squali che entrano in rete con le intenzioni più disparate. Passato il boom delle reti p2p, del download dei file musicali, oggi l'esigenza di chi naviga su internet (giovani e meno giovani) è quella di trovare nuovi amici, confidenti, persone a cui raccontare i propri vissuti emotivi, o con cui condividere foto. Questa nuova moda amplia anche i rischi. Il Movimento Genitori non nega l'utilità della rete nello studio, ma anche, in alcuni casi, come mezzo per superare la timidezza, trovare risposte ai “perché”. Bisogna tener conto, però, anche dei pericoli insiti nella rete, tra cui la presenza di uomini, o più spesso di organizzazioni, dedite all' adesca- mento di minorenni. L'obbligo deve essere quello di aiutare ragazzi e genitori (spesso ignari) dei pericoli della rete. Con l'aiuto di agenti di polizia postale ed esperti a vario titolo, 50 scuole italiane sperimenteranno nei prossimi 2 anni le modalità di un corretto uso della rete attraverso la conoscenza di ciò che c'è dietro, che spesso non riflette ciò che si vede sullo schermo di un computer. Il problema si riflette, come tutto oggi, a livello mondiale. È di pochi giorni fa il monito del presidente USA Barack Obama riguardo all'uso inappropriato dei social forum ed in particolare di Facebook. Il presidente ha messo in guardia i giovani adolescenti america- ni sui pericoli che si corrono pubbli- cando troppe informazioni personali sui network sociali, informazioni di cui spesso non si va fieri, che potreb- bero tornare a tormentarci in futuro, soprattutto nella vita professionale. Infatti un'indagine condotta da careerbuilder.com ha portato alla luce che circa il 45% dei datori di lavoro si serve di mezzi come social network, myspaces e blog, per reperire informa- zioni sui candidati a colloqui di lavoro. Il 35% dei datori di lavoro intervistati ha ammesso di aver trovato informa- zioni che li avevano spinti a respingere alcune candidature, si parla di fotografie inappropriate, informazioni sull'uso ed abuso di alcol o droghe o addirittura cattive impressioni di precedenti datori di lavoro. Ma cosa comporta l'uso smodato di questi strumenti? Ce lo rivela uno studio condotto dallo psichiatra londinese Himanshu Tyagi, del West London Mental Health NHS Trust. Secondo lo studio, infatti, lo sviluppo psichico delle giovani generazioni si sta deteriorando a seguito di un uso eccessivo ed improprio dei social network che possono contribuire a sviluppare una visione del mondo “potenzialmente pericolosa” nei numerosi ragazzini che si servono di essi trascorrendo ore a giocare con l'identità virtuale, propria ed altrui. I giovani tendono a dare poca importan- za alla propria identità virtuale spingendosi a rivelare cose spesso troppo personali che si riflettono poi nel mondo reale. Ciò potrebbe renderli più vulnerabili a comportamenti impulsivi, nella fattispecie verrebbe meno il legame con la vita reale in cui le relazioni, di qualunque tipo possono finire o durare. Cambiare continuamente identità, spiattellare in pubblico i propri desideri, le proprie debolezze e spesso le proprie immagini personali può essere estremamente controproducente ai fini di uno sviluppo psichico “normale”. Ovviamente stigmatizzare il mezzo non è la soluzione migliore, ma bisogna fermarsi sull'uso improprio che si fa del mezzo stesso. È necessario, cioè, chiedersi cosa spinge un adolescente a passare ore o giornate intere davanti allo schermo di un pc a divulgare i propri fatti personali o ad andare alla compulsiva ricerca di quelli degli altri. E' chiaro che l'adolescenza è stato ed è il periodo più critico nell'arco della vita di ciascuno, all'interno del quale si assiste a numerosi mutamenti, fisiologici, morfologici e sessuali, cognitivi. È in questa fase che l'individuo si avvia al raggiungimento dell' autono- mia psicologica e sociale che lo porterà progressivamente a staccarsi dalla famiglia di origine. Durante questo processo tutte le certezze dell' infanzia vengono smantellate, gli altri (soprattutto i genitori) non vengono più considerati onniscienti e smettono di essere quel punto di riferimento tanto importante fino a questo momento. I riferimenti per i propri valori nell'adolescente cambiano radicalmente, diventano il gruppo dei pari, le icone mediatiche, gruppi con i quali egli tende ad identificarsi esperendo, di conseguen- za, vissuti di amicizia e innamoramen- to, ma anche di odio e sottomissione (vissuta o inflitta). I rischi connessi a questo periodo sono l'identificazione con gruppi e compor- tamenti sbagliati o pericolosi e, nei casi più estremi, la disidentificazione e alienazione dalla realtà come rifugio dal disagio insito nel cambiamento. Secondo E. H. Erikson (1902-1994) l'acquisizione di un'identità autonoma da parte dell'adolescente passa necessariamente attraverso due tappe principali: · la prima è la diffusione dell'identità che si esplica nello sperimentare vari ruoli a seconda del contesto sociale e nell' identificarsi realmente o nell'immaginario con persone diverse; · la seconda è l'acquisizione dell'identità, processo doloroso e faticoso che porta a una sintesi originale delle esperienze precedenti, ma anche alla perdita di alcune di esse in favore della nascita di una propria personalità. Parallelamente a questi processi si ha anche il conflitto fra il bisogno crescente di autonomia e i bisogni di protezione sempre presenti: Scabini (1985) suggerisce la necessità di una rinegoziazione della distanza interpersonale, ovvero un progressivo adattamento verso un rapporto simmetrico fra genitori e figli. Durante questo graduale accomodamento si assiste inevitabilmente al passaggio dalla dipendenza alla indipendenza attraverso la contro-dipendenza, con veri e propri atteggiamenti di sfida e scontro aperto. Con questa premessa, è facile capire la complessità della conciliazione delle dinamiche socio-relazionali di questa età con la realtà delle community virtuali, sempre più spesso frequentate da adolescenti. Fra le principali accuse rivolte alle chat troviamo quella di alienazione, fuga dalla realtà e disimpegno, un vero e proprio luogo di perdizione, quasi il paese dei balocchi dove Pinocchio e Lucignolo alla fine diventano somarelli perché perdono di vista i doveri dei bravi ragazzi... I vari studi che si sono occupati dei comportamenti on line hanno sottolineato come all'interno di una comunità virtuale vengano riproposti atteggiamenti e modi di fare che bene rispecchiano la realtà: nello spazio e tempo della chat i ragazzi si ritrovano, si danno appuntamento, condividono gli argomenti più “gettonati” (amici- zia, amore) e le passioni comuni (musica, hobby), si scambiano esperienze e si scontrano per divergen- ze di opinioni. La Drusian (2004) parla di sei tipi di utilizzo delle chat, ovvero quello di luogo di incontro per conoscere nuove persone, per dimostrare le proprie competenze informatiche, semplice mezzo da usare al posto del telefono per comunicare con amici, canale di sfogo per divertirsi, mascherarsi e litigare oppure momento di chiacchierate rituali o di vero e proprio instaurarsi di relazioni significative. Allo stesso tempo, però, questa realtà “alternati- va” può diventare anche l'occasione per mettere in atto comportamenti aggressivi e provocatori da parte di quelli che Pezzoni e Buscaglia citano come SNERT (Snot-Nosed Eros- Ridden Teenagers, adolescenti erotomani e impiccioni) in uno studio sul Palace, una chat multimediale. Il sistema di controllo di questi spazi di conversazione prevede infatti che non si possano mettere in atto certi comportamenti, usare parole violente o scurrili e necessita di sottostare a regole ben definite cosicché, apparen- temente, si ripropone lo stesso meccanismo di opposizione all' autorità degli adulti che caratterizza il periodo adolescenziale. Gli autori sottolineano come in un momento in cui il mondo familiare sfugge sempre più spesso al confronto/scontro, la chat diventa paradossalmente il luogo dove poter attuare questo sfogo di aggressività di cui l'adolescente ha necessità vitale. Non va sottovalutato, a questo punto, il pericolo di sviluppare psicopatolo- gie generate dalla rete internet, cosa che non è poi così infrequente a tutte le età, al punto che da circa dieci anni si parla (Goldberg, 1995) della possibile introduzione nel DSM-IV di una categoria nosografica a parte, l'INTERNET ADDICTION DISORDER (IAD), inquadrabile, secondo alcuni, fra le dipendenze, secondo altri nei disturbi da mancato controllo degli impulsi (come il gioco d'azzardo patologico). In uno studio della Young, l'autrice che si è interessata maggiormente del problema, su un campione di circa 500 soggetti, almeno 400 sono risultati dipendenti da internet, e dimostravano questa dipendenza prendendo parte, in modo compulsivo a chat rooms e MUD'S (giochi di ruolo virtuali). I soggetti non dipendenti, invece, usavano internet per il servizio di posta elettronica e la ricerca di informazioni. L'elemento fondamentale era il fatto che mentre i normali utenti non riportavano interferenze nella vita quotidiana e vedevano internet come risorsa, i dipendenti subivano da moderati a gravi problemi a causa dell'abuso della rete, che faceva perdere interesse per le normali attività di vita dell'individuo e comportava imponenti conseguenze negative sia sul piano psicologico che fisico (ad esempio la perdita di sonno per la necessità di passare sempre più ore al computer). Uno spiraglio di ottimismo in questo tema viene portato da Grohol (1999), il quale specifica una successione di fasi di passaggio da un uso sconsiderato verso uno più moderato della rete, soprattutto in chi ne viene a contatto più moderato della rete, soprattutto in chi ne viene a contatto per la prima volta (come potrebbe essere il caso di un adolescente): nella prima fase (enchantment) i soggetti devono ambientarsi in questo nuovo mondo e ne sperimentano tutte le sfaccettature, immergendovisi completamente a rischio di diventarne dipendenti. Successivamente si ha la fase di allontanamento e disillusione (disillusionment) e a seguire una fase diequilibrio(balance)dovesifaun uso corretto e misurato di internet. Al di là, comunque, di un comporta- mento soggettivo di utilizzo, risulta importante sottolineare come sia necessario, per certe categorie più a rischio (bambini e adolescenti), garantire una fruizione del servizio internet in un ambiente controllato e sicuro, a partire dalla supervisione genitoriale. È questa, infatti, l'altra nota dolente del problema, la quasi completa assenza di controllo o di supporto da parte dei genitori. Bisogna però fare una precisazione: è sbagliato, infatti, accusare madri e padri di lasciare i propri figli davanti al computer per ore o giorni interi. Se è vero, infatti, che a loro fa comodo liberarsi dalle responsabilità di occuparsi dello sviluppo psichico dei figli, è altrettan- to vero che lo fanno inconsapevolmen- te essendo loro stessi, spesso, vittime di una società che tende a schiacciare il giudizio personale portando a confondere il bene con il male e viceversa con la conseguenza che i genitori non si rendono conto dei danni che fanno ai loro figli, a quell'età, non garantendogli la possibilità di avere rapporti reali, grazie ai quali essi possono sviluppare un'identità psichica forte ed indipen- dente da internet o da altri tipi di dipendenze. Occorre oggi una nuova alleanza educativa tra adulti, genitori ed insegnanti, un'alleanza basata sulla relazione tra gli attori dell'istruzione. Conoscere internet, pregi e difetti, risulta un'esigenza educativa e professionale. Conoscere gli strumenti per la protezione e la sicurezza al fine di orientare una giusta navigazione rappresenta un'indispensabile competenza sociale.

Il presente articolo è stato autorizzato alla pubblicazione dalle Edizioni Melagrana

Riferimenti Bibliografici Caretti V., La Barbera D., (2001) Psicopatologia delle realtà virtuali Comunicazione, identità e relazione nell ?era digitale. Masson Drusian, M. (2004) Acrobati dello specchio magico. L'esperienza degliadolescenti in chat. Guerini Erikson, E.H. (1997) Gioventù e crisi di identità. trad.it. G. Raccà. Armando editore Pezzoni e Buscaglia http://www.psychomedia.it/pm/tele comm/telematic/pezzoni- buscaglia.htm Presti, G. (1997) Lo psicologo nella rete. Carocci Sarno A. (2008) Generazione Facebook, adolescenti a rischio da www.italiachiamaitalia.net Scabini, E.(1985) L'organizzazione famiglia fra crisi e sviluppo. Franco Angeli editore Young, K.S. (1996) Presi nella rete: intossicazione e dipendenza da internet. Calderini

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